CRISTIANESIMO E OMOSESSUALITÀ: I testimoni di Geova sono omofobi?

L'OMOSESSUALITA' NELLA BIBBIA

L’OMOSESSUALITÀ NELLA BIBBIA

Rassegna dei brani biblici presi a

riferimento contro l’omosessualità

La Sacra Bibbia tratta l’argomento dell’omosessualità ‘a macchia di leopardo’, ossia in vari luoghi, ma relativamente poche volte: in cinque occasioni ne parla espressamente come di un peccato meritevole di morte (nell’Antico Testamento, legge di Mosé) o di avverso giudizio (nel Nuovo, che sancisce il superamento della legge di Mosé).

Levitico 18:22: Non devi giacere con un maschio come giaci con una donna. È cosa detestabile.

Levitico 20:13: Nel caso che un uomo giaccia con un maschio come si giace con una donna, entrambi hanno fatto una cosa detestabile. Devono essere messi a morte immancabilmente. Il loro proprio sangue è su di loro.

Romani 1:24-32: Perciò Dio, secondo i desideri dei loro cuori, li ha abbandonati ad impurità, affinché i loro corpi siano disonorati fra loro, essi, che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno venerato e reso sacro servizio alla creazione anziché a Colui che creò, il quale è benedetto per sempre. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a vergognosi appetiti sessuali, poiché le loro femmine hanno mutato il loro uso naturale in uno contro natura; e similmente anche i maschi hanno lasciato l’uso naturale della femmina e nella loro concupiscenza si sono infiammati violentemente gli uni verso gli altri, maschi con maschi, operando ciò che è osceno e ricevendo in se stessi la piena ricompensa dovuta al loro errore. E siccome non hanno approvato di ritenere Dio nell’accurata conoscenza, Dio li ha abbandonati a un disapprovato stato mentale, affinché facciano le cose sconvenienti, essendo essi pieni di ogni ingiustizia, malvagità, concupiscenza, malizia, essendo pieni d’invidia, assassinio, contesa, inganno, malignità, essendo sussurratori, maldicenti, odiatori di Dio, insolenti, superbi, millantatori, inventori di cose dannose, disubbidienti ai genitori, senza intendimento, falsi negli accordi, senza affezione naturale, spietati. Benché questi conoscano molto bene il giusto decreto di Dio, che quelli che praticano tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano quelli che le praticano.

1 Corinti 6:9-11: Che cosa! Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non siate sviati. Né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né uomini tenuti per scopi non naturali, né uomini che giacciono con uomini, né ladri, né avidi, né ubriaconi, né oltraggiatori, né rapaci erediteranno il regno di Dio. E questo eravate alcuni di voi. Ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati dichiarati giusti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo e con lo spirito del nostro Dio.

1 Timoteo 1:8-11: Ora noi sappiamo che la Legge è eccellente purché sia usata lecitamente, sapendo questo fatto, che la legge non è promulgata per il giusto, ma per gli illegali e gli insubordinati, gli empi e i peccatori, quelli privi di amorevole benignità e i profani, patricidi e matricidi, omicidi, fornicatori, uomini che giacciono con maschi, rapitori di uomini, bugiardi, spergiuri, e qualsiasi altra cosa che sia opposta al sano insegnamento secondo la gloriosa buona notizia del felice Dio, che mi fu affidata.

Altrove nella Parola di Dio si fa riferimento indiretto a rapporti omosessuali. C’è anzitutto il famoso racconto della distruzione di Sodoma e Gomorra; la natura del peccato di cui si resero colpevoli gli abitanti di queste città, pur non essendo specificata a chiare lettere, si desume ad esempio dal brano che segue, e cioè il tentativo di stupro da parte dei sodomiti ai danni degli angeli che Dio aveva inviato a Lot per avvertirlo della catastrofe imminente.

Genesi 19:4-11: Prima che potessero coricarsi, gli uomini della città, gli uomini di Sodoma, accerchiarono la casa, dal ragazzo al vecchio, tutto il popolo in una turba. E chiamavano Lot e gli dicevano: “Dove sono gli uomini che sono entrati da te questa notte? Portaceli fuori affinché abbiamo rapporti con loro”. Infine Lot uscì verso di loro all’ingresso, ma chiuse la porta dietro di sé. Quindi disse: “Vi prego, fratelli miei, non agite male. Vi prego, ecco, ho due figlie che non hanno mai avuto rapporti con un uomo. Vi prego, lasciate che ve le porti fuori. Quindi fate loro ciò che è bene ai vostri occhi. Solo non fate nulla a questi uomini, perché per questo sono venuti all’ombra del mio tetto”. A ciò dissero: “Fatti indietro!” E aggiunsero: “Quest’uomo solitario venne qui per risiedere come forestiero eppure vuole realmente fare da giudice. Ora faremo a te peggio che a loro”. E premevano gravemente sull’uomo, su Lot, e si accostavano per forzare la porta. Gli uomini stesero dunque le mani e trassero a sé Lot, nella casa, e chiusero la porta. Ma colpirono di cecità gli uomini che erano all’ingresso della casa, dal più piccolo al più grande, così che si stancavano cercando di trovare l’ingresso. [NOTA 3]

Da qui deriva anche l’etimologia del termine ‘sodomia’, il quale, come è noto, designa il genere di intimità sessuale ricorrente fra i gay maschi, così fornendo una conferma indiretta di tale interpretazione. Anche lo scrittore biblico Giuda riprende il racconto di Sodoma e Gomorra, citandone la ‘fornicazione in eccesso’ e ‘l’uso non naturale della carne’:

Giuda 7: Così anche Sodoma e Gomorra e le città vicine, dopo avere nella stessa maniera dei suddetti commesso fornicazione in eccesso ed essere andate dietro alla carne per uso non naturale, [ci] son poste davanti come esempio [ammonitore], subendo la punizione giudiziaria del fuoco eterno. [NOTA 4]

Infine, in due luoghi (Deuteronomio 23:17; 1Re 14:24) si parla del ‘prostituto del tempio’, verosimilmente uno schiavo effeminato che aveva relazione con uomini nel corso di vari riti pagani. La prima delle due occorrenze su citate è contestuale ad un brano biblico piuttosto discusso, dove (nella Traduzione del Nuovo Mondo usata dai testimoni di Geova e in molte altre) il sodomita è chiamato ‘cane’ (nota in calce: “Probabilmente un pederasta; uno che pratica il rapporto anale, specialmente con un ragazzo”).

Deuteronomio 23:18: Non devi portare nella casa di Geova tuo Dio il compenso di una meretrice né il prezzo di un cane per alcun voto, perché sono qualcosa di detestabile a Geova tuo Dio, sì, tutt’e due. [NOTA 5]

Soprattutto a partire dalla seconda metà del XX secolo, un novero ristretto di osservatori [NOTA 6] ha postulato, per questi brani, significati diversi da quelli che appaiono ad una prima lettura. [NOTA 7] Si è cercato di ricondurre il ‘peccato di Sodoma’ ad un problema di inospitalità; di porre i passi di Levitico in esclusiva relazione con consuetudini legate all’adorazione di idoli pagani; di inscrivere i commenti paolini dell’epistola ai Romani nel contesto dei rapporti di subordinazione esistenti fra le diverse classi sociali dell’antica Roma, che prevedevano l’atto omosessuale come espressione di dominio, ad esempio, dei signori verso i propri domestici asserviti. [NOTA 8] Dando credito a queste versioni, certo, viene da chiedersi per quale oscuro motivo la quasi totalità delle traduzioni bibliche renda tali passi in una maniera che dovrebbe allora essere giudicata fuorviante, tanto è inequivocabile. Ecco come i medesimi versetti appaiono in varie traduzioni: [NOTA 9]

Levitico 18:22: Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole. [Riveduta Luzzi, 1925] [NOTA 10]

Levitico 20:13: E se uno giace carnalmente con maschio, amendue hanno fatto una cosa abbominevole: del tutto facciansi morire: sia il lor sangue sopra loro. [Diodati, 1641]

Romani 1:27: Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. [Bibbia di Gerusalemme, 1991]

1 Corinti 6:9,10: Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: […] né depravati, né sodomiti […] erediteranno il regno di Dio. [CEI, 2008]

1 Timoteo 1:8-10: Ora, noi sappiamo che la legge è buona, quando se ne fa un uso legittimo. Infatti non è stata fatta per i giusti, ma […] per quelli che sono immorali: gli omosessuali […] e coloro che fanno qualsiasi altra cosa contraria alla sana dottrina. [La Parola è Vita, 1997] [NOTA 11]

Lettori antichi e moderni confermano il giudizio biblico avverso

Quale la posizione, al riguardo, dei lettori antichi? Nel commentare la Torah, Flavio Giuseppe conferma il tentativo da parte dei sodomiti di violentare sessualmente gli angeli; il suo giudizio sull’omosessualità emerge dalla descrizione dei costumi sessuali dei greci che si accoppiavano para physin (in modo pervertito, contro natura) [NOTA 12]. Filone dice che i sodomiti “si univano agli uomini, senza rispetto per la natura del sesso, che era lo stesso nel compagno passivo e attivo” [NOTA 13] e rincara la dose, aggiungendo che il vizio che si andava diffondendo “una volta era una vergogna persino nominarlo, ora è cosa di cui si gloriano non solo coloro che svolgono un ruolo attivo ma persino i passivi”. [NOTA 14]

Quanto agli studiosi odierni, sia credenti che non, la grande maggioranza di essi concorda indubitabilmente con la comprensione più immediata del testo:

Gli atti omosessuali sono quindi considerati di estrema gravità, in quanto offendono direttamente la legge divina. Questo insegnamento è perfettamente coerente con il giudaismo di quest’epoca. Non viene indicata alcuna distinzione legata ad una questione di orientamento sessuale o di circostanze nell’atto. E’ l’atto in se stesso che viene condannato. (…) San Paolo presenta gli atti a carattere omosessuale, da parte degli uomini e da parte delle donne, come la conseguenza della collera di Dio. La ricerca si è concretizzata intorno alla natura precisa di questa omosessualità e all’interpretazione che doveva essere fatta di questo passaggio. L’Apostolo vuole illustrare la natura dell’empietà. A tal fine utilizza l’omosessualità, un vizio caratteristico dei pagani nella tradizione ebraica. (…) E’ ogni atto omosessuale nella sua materialità ad essere contrario alla volontà divina manifestata alle origini, a prescindere dal fatto che sia imposto o acconsentito. L’attenzione al significato letterale dei testi del Nuovo Testamento dimostra quindi chiaramente che gli atti omosessuali vengono considerati gravemente contrari alla Legge divina.” (Jean-Baptiste Edart, sacerdote, ricercatore, Prefetto degli studi presso il Pontifico Seminario Francese). [NOTA 15]

“Che la predicazione cristiana abbia negato l’omosessualità, sin dai suoi inizi, è cosa che (anche se talvolta negata) risulta con tutta evidenza alla lettura delle fonti.” (Eva Cantarella, scrittrice, giurista, docente universitario). [NOTA 16]

"E' significativo che nel contesto di queste preoccupazioni i passi di Lev 18,22 e 20,13 proibiscano e marchino come «abominevole» (to'eba) l'unione di un uomo con un altro («come si fa con una donna») e che nel capitolo 20 essa venga punita alla pari degli altri accoppiamenti proibiti. Alcuni Autori, per la verità, dicono che la condanna riguarderebbe soltanto l'omosessualità praticata nei culti pagani. Ma, se così fosse, un tale precetto non sarebbe stato messo nel contesto di norme, che riguardano i figli d'Israele e non invece eventuali pericoli derivanti da culti estranei. L'insieme, quindi, mira a evitare nella comunità degli israeliti ciò che si ritiene particolarmente pericoloso e dannoso per essa. Perciò, se la formulazione del sesto comandamento del Decalogo secondo il testo originale dice solo di «non commettere adulterio» (Es 20,14), sarebbe palesemente errato dedurne che esso permetta qualsiasi altro tipo di congiungimento carnale. (...) Sarebbe in ogni caso insostenibile la tesi secondo cui, fuori del culto, l'omosessualità sarebbe stata permessa in base a questi testi, così come sarebbe ridicolo dire che i vari tipi di adulterio proibiti in Lev 18 e 20 erano solo quelli dei culti pagani mentre gli altri sarebbero stati permessi." (Enzo Cortese, sacerdote, professore di Antico e Nuovo Testamento e Teologia presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme). [NOTA 16bis]

“L’episodio di Sodoma e Gomorra (cfr. Gn 19,1-29) attesta certamente che il fulcro della condanna è costituito dalla violazione della legge sacra dell’ospitalità, ma è anche contestualmente chiaro che la condanna dell’omosessualità vi è strettamente ed indissolubilmente connessa: i sodomiti violano la legge dell’ospitalità proprio perché vogliono compiere nei confronti degli ospiti degli atti malvagi. Il passaggio al Nuovo Testamento non implica nessuna attenuazione, anzi. La descrizione che san Paolo fa dei vizi della società romana comprende senza tentennamenti la pratica omosessuale che è coinvolta integralmente nella condanna: « Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento » (Rm 1,26-27). Sul punto il quadro è coerente ed unitario.” (Pietro Cantoni, docente dello Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore.). [NOTA 17]

[commentando Levitico 18:22; 20:13] “È altresì chiaro che l’interdetto colpisce l’unione carnale tra due uomini, non l’inclinazione tra loro. Ma bisogna aggiungere che, logicamente, tutto ciò che prepara la via all’atto proibito è ugualmente incluso nella proibizione della Torah. Conviene ricordare che di certo la Legge parla direttamente dell’unione omosessuale tra uomini” (Adrian Schenker, Dipartimento di Studi Biblici dell’Università di Friburgo). [NOTA 18]

“Nell’antichità mediterranea l’omosessualità – in particolare nelle forme della pederastia e dell’amore saffico – era praticata e culturalmente sostenuta non soltanto come possibile, ma come umanamente promozionale ed arricchente. La Bibbia, rispetto a questa prospettiva, è all’opposizione senza sconti e incertezze (cfr., per es., Lv 18,22; 20,13; Rm 1,27.32; 1Cor 6,9.10; Gal 5,19; 1Tm 1,10).” (Ernesto Borghi, insegnante di esegesi biblica, presidente dell’Associazione Biblica della Svizzera Italiana). [NOTA 19]

"[L'omosessualità] viene indubitabilmente annoverata in un catalogo di comportamenti giudicati riprovevoli. (...) L'omosessualità insieme a una serie di altri vizi (cfr [Romani] 1,29: «ogni sorta di malvagità») risulta conseguenza di un fatale scambio operato dall'uomo tra il Creatore e le sue creature. Alcuni autori hanno tentato di sminuire la portata radicale di questa condanna, ritenendo che Paolo pensi o a una depravazione in quanto connessa soltanto con l'idolatria, o all'omosessualità contraria alla natura propria di coloro che sono eterosessuali, oppure ancora pensando che l'espressione «contro natura» equivalga a «contro i comuni schemi delle convenzioni sociali» oppure infine che non si tratti di un vero peccato ma soltanto di uno degli aspetti meno gradevoli della società pagana. Interpretazioni del genere sono sostanzialmente artificiose, poiché perdono di vista il fatto che l'Apostolo sta argomentando in base a una prospettiva che non è di tipo culturale ma creaturale; infatti il tema di tutta la sezione epistolare 1,18-32 consiste nella successione e mutua integrazione di tre argomenti strettamente connessi: (1) l'effettiva possibilità di una conoscenza naturale di Dio da parte di tutti gli uomini (2) urta di fatto contro la perversione umana dell'idolatria che inverte tragicamente i ruoli della creatura e del Creatore, e (3) pertanto Dio consegna e quasi abbandona gli uomini a ogni sorta di malvagità che inevitabilmente ne conseguono." - (Romano Penna, biblista, Ordinario di Origini Cristiane nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense). [NOTA 19bis]

"Qualunque cosa si possa dire sugli orientamenti e sulle disposizioni individuali, Paolo avrebbe solo potuto ritenere ogni comportamento erotico omosessuale come contrario al piano previsto dal Creatore per la vita umana. Così da dover essere abbandonato al momento della conversione". (David F. Wright, storico, docente di Storia Ecclesiastica dell'Università di Edimburgo). [NOTA 19ter]

Parlando del racconto di Genesi 19, un’opera di consultazione afferma:

“Sono i viaggiatori maschili ad essere oggetto della bramosia degli uomini, e non le donne. Prendono in considerazione l’omosessualità presente sia in Israele che nelle popolazioni limitrofe. Questa è percepita esclusivamente attraverso un comportamento puntuale e non come stato psicologico. Questi atti sono gravi, essendo qualificati come “infamia/pazzia”” (Innocent Himbaza, Dipartimento di Studi Biblici dell’Università di Friburgo). [NOTA 20]

Quindi, pur ammettendo che da questo specifico brano (in quanto governato da un’atmosfera di violenza e inciviltà) non si può evincere una condanna diretta dei rapporti omosessuali praticati per mutuo consenso, la stessa opera aggiunge:

“I testi dell’Antico Testamento formulano già, implicitamente o esplicitamente, un giudizio morale negativo sugli atti omosessuali. Anche se i racconti del libro della Genesi o dei Giudici hanno come primo oggetto la questione dell’ospitalità, l’omosessualità è un fattore aggravante dei crimini commessi. […] Sembra difficile sfuggire alla conclusione che la Bibbia non approva mai gli atti di natura omosessuale: essi sono contrari alla volontà del Dio creatore.” [NOTA 21]

Riguardo agli sforzi prodotti per contestualizzare l’attacco di S.Paolo agli omosessuali, di cui al capitolo 1 dell’epistola ai Romani, allo scopo di epurarli da una possibile applicazione alle relazioni gay comunemente intese oggi, si legge:

“Il fatto che l’omosessualità non sia compresa nella Bibbia allo stesso modo in cui lo è oggi non invalida dunque affatto il giudizio formulato […] Sarebbe errato pensare che Paolo interpreti la Legge ignorando il contesto degli scritti veterotestamentari. Ciò non viene considerato dall’apostolo, perché le circostanze di uno scritto biblico non diminuiscono affatto il suo valore ispirato […] Il contesto storico è cambiato, ma la legge enunciata rimane valida […] Paolo indica come questo messaggio valga per tutta l’umanità e per tutti i tempi. Sarebbe dunque erroneo rifiutare il valore di questa analisi per il nostro tempo, con il pretesto di un contesto storico particolare. L’intenzione dell’autore è chiaramente universalizzante. Questo fatto contraddice ogni posizione che affermerebbe che gli atti sessuali non hanno un valore etico in sé, senza un riferimento alla vita delle persone, agli schemi culturali e alle circostanze. In tal caso, forme di sessualità riconosciute universalmente come aberranti (l’incesto, la pedofilia, la zoofilia, ecc.) sarebbero suscettibili un giorno di essere riconosciute come buone se corrispondenti, per esempio, agli schemi culturali di un’epoca!” [NOTA 22]


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Note in calce

[NOTA 3] Un racconto molto simile è riportato nel libro dei Giudici: gli abitanti della città beniaminita di Ghibea cercano di avere rapporti con un levita, ospite di un vecchio. Anche qui il tono del racconto è negativo al di là di ogni dubbio, e, a differenza del caso di Lot, l’esito è tragico: il levita offre in sua vece la propria concubina, che i beniaminiti violentano a morte. “Mentre facevano sentir bene il loro cuore, ecco, gli uomini della città, semplici uomini buoni a nulla, accerchiarono la casa, spingendosi gli uni gli altri contro la porta; e dicevano all’uomo vecchio, al proprietario della casa: “Fa uscire l’uomo che è entrato nella tua casa, affinché abbiamo rapporti con lui”. Allora il proprietario della casa uscì da loro e disse loro: “No, fratelli miei, non fate nulla di male, vi prego, giacché quest’uomo è entrato nella mia casa. Non commettete questa vergognosa follia. Ecco la mia figlia vergine e la sua concubina. Lasciate che ve le conduca fuori, vi prego, e violentatele e fate loro ciò che è bene ai vostri occhi. Ma a quest’uomo non dovete fare questa cosa vergognosa, folle”. E gli uomini non lo vollero ascoltare. Perciò l’uomo afferrò la sua concubina e la condusse fuori da loro; ed essi avevano rapporti con lei, e abusavano di lei tutta la notte fino al mattino, dopo di che la mandarono via all’ascendere dell’aurora. Quindi la donna venne sul far del mattino e cadde all’ingresso della casa dell’uomo dov’era il suo padrone, fino alla luce del giorno. Più tardi il padrone di lei si levò la mattina e aprì le porte della casa e uscì per avviarsi, ed ecco, la donna, la sua concubina, caduta all’ingresso della casa con le mani sulla soglia!” (Giudici 19:22-27)

[NOTA 4] La CEI (ed. 2008) rende ‘andarono dietro alla carne per uso non naturale’ come ‘seguirono vizi contro natura’. A proposito di citazioni, si obietta che Cristo non menzionasse mai l’omosessualità (cfr. Torre di Guardia 15/10/89, pag. 29), il che è vero a stretto rigor di termini (in dialettica questa speculazione è chiamata

argumentum ex silentio). Tuttavia, egli nominò la città di Sodoma in diverse occasioni (Matteo 10:15; 11:23, 24; Luca 10:12; 17:29) descrivendola come una città condannata, e ne ricordò anche la distruzione per decreto divino. Inoltre, Cristo usò spesso i termini ‘fornicazione’ e ‘adulterio’ [ad esempio in Matteo 5:32; 19:9; Marco 10:19, Rivelazione (Apocalisse) 2:14, 20], equivalenti delle parole greche porneia e moichatai, che abbracciano l’intero ventaglio di tutte le possibili relazioni sessuali extraconiugali e quindi illeciti, compresi i rapporti fra persone dello stesso sesso, non essendo contemplato nelle Scritture il matrimonio fra due uomini o fra due donne. Il Thayer’s and Smith’s Bible Dictionary annovera fra i significati di porneia “adultery, fornication, homosexuality, lesbianism, intercourse with animals etc.” (www.biblestudytools.com). Si veda anche la Torre di Guardia del 1/2/1975, pag. 68-70. Con analoga intenzione di biasimo, Sodoma è citata da numerosi profeti delle scritture ebraiche, da S.Paolo nella lettera ai Romani (9:29) e da S.Pietro (2 Pietro 2:6-8). Circa quest’ultimo passo, va rilevato che nel versetto 7 occorre il greco aselgeia, traducibile come ‘lascivia’, ‘licenziosità’, ‘lussuria sfrenata’; la TNM rende ‘condotta dissoluta’, la CEI ‘condotta immorale’.

[NOTA 5] La bibbia CEI traduce similmente ‘il salario di un cane’. La nota in calce al versetto dice: “La prostituzione sacra era in largo uso nell’antico Oriente; il cane è l’uomo che si prostituiva”. Altrove è definito ‘ganimede’, ‘cinedo’ o ‘catamito’

[NOTA 6] Si propone di seguito una bibliografia delle principali fonti di questo segno: J. Alison, Fede oltre il risentimento, Ancona, 2007, pp. 154-174; D. Bailey, Homosexuality and the western christian tradition, Londra, 1955; J. Boswell, Chistianity, Social Tollerance and Homosexuality, Chicago, Londra, 1980; Daniel A. Helminiak, What the Bible really says about Homosexuality, Alamo Square Distributors, Sacramento, 2000; T. Horner, Sex in the Bible, Tokyo, 1974 e Jonatha loved David, Homosexuality in biblical time, Philadelphia, 1978; J. McNeil, The church and the homosexuality, Kansas City, 1976; J. Milgrom, Leviticus 17-22, New York, Doubleday, 2000, pp. 1568-1659; S. Olyan, “’And with a male you shall not lie the lying Down of a Woman’: on the meaning and significance of Leviticus 18,22 and 20,13”, Journal of History of Sexuality, 5, 1994, pp. 179-206; T. Römer, L. Bonjour, L’omosessualità nella Bibbia e nell’antico Vicino Oriente, Claudiana Editrice, 2007; R.Scroggs, The new Testament and Homosexuality, Fortress Press, Philadelphia, 1983; J.T. Walsh, “Leviticus 18,22 and 20,13; who is Doing what to whom?”, Journal of Biblical Literature 120, 2001, pp. 201-209.

Peraltro tali autori, accomunati dalla propensione a scardinare la lezione tradizionale dei brani biblici contro l’omosessualità, non di rado pervengono a tesi reciprocamente contrapposte; inoltre, le loro conclusioni appaiono generalmente improntate ad un cauto possibilismo piuttosto che a certezza; ad esempio, Römer ammette: “Contrairement au code Deuteronomique deux textes du livre du Levitique interdisent d’une manière speficique les rapports homosexuelles entre deux hommes : il s’agit de Levitique 18,22 et 20,13”: (‘due brani di Levitico proibiscono in modo specifico i rapporti omosessuali tra due uomini’); e ancora: “De l’autre coté, des theologiens homosexuels et sympatisants de la lutte des gays et des lesbiennes s’efforcent de demontrer qu’aucun texte biblique ne s’oppose vraiment à l’amour homosexuel. Les textes du Levitique, par exemple, ne parleraient pas de l’homosexualité en general, mais viseraient des pratiques orgiastiques de la population cananeenne.” Si noti l’uso del condizionale, parleraient, ‘I testi di Levitico non parlerebbero di omosessualità in generale…’

[NOTA 7] cfr. anche Svegliatevi! del 22/09/1972 pag. 26.

[NOTA 8] Interessante è, in proposito, il seguente commento della Torre di Guardia del 15/07/97, pag. 10: “La storia non ci dice con esattezza quanto fosse diffusa fra i romani l’omosessualità. Senza dubbio, però, risentirono dell’influenza dei loro predecessori greci, fra i quali l’omosessualità era ampiamente praticata. C’era la consuetudine che uomini di una certa età corrompessero giovinetti, prendendoli sotto la propria tutela e instaurando un rapporto maestro-allievo che spesso induceva i giovani ad accettare comportamenti sessuali devianti.”

[NOTA 9] Alla medesima matrice ‘revisionista’ si possono ricondurre vari tentativi di leggere in certi brani biblici, che coinvolgono personaggi di provata dedizione a Dio, allusioni a presunte relazioni omosessuali. È il caso di Re Davide e Gionatan (2 Samuele 1:26: “Sono angustiato per te, fratello mio Gionatan, Mi eri molto piacevole. Il tuo amore era per me più meraviglioso dell’amore delle donne”) del centurione romano del quale, in Luca 7, è detto che Gesù guarì uno schiavo che ‘gli era caro’, e, addirittura, di Gesù stesso, per il suo legame con l’apostolo Giovanni, ‘che egli amava’ (Giovanni 13:23). Sulla fondatezza di tale ermeneutica (peraltro del tutto minoritaria) si veda, ad esempio, L’omosessualità nella Bibbia, di Himbaza – Schenker – Edart , trad. M.Zappella, San Paolo 2007

[NOTA 10] In calce al racconto di Genesi 19 (i sodomiti insidiano gli ospiti angelici di Lot) la Bibbia CEI (2° ediz,, 1974) dice: “Diffusa tra i Cananei, l’omosessualità è severamente proibita dalla legge mosaica (Lv 18,22-24; 20:13,23; Gdc 19,22)”

[NOTA 11] Tutte le traduzioni bibliche riferite sono facilmente consultabili on-line, ad esempio attraverso il portale www.laparola.net.

[NOTA 12] Titus Flavius Iosephus, Contro Apione, II, 273-275.

[NOTA 13] Filone di Alessandria, De Abrahamo, 133.

[NOTA 14] Filone di Alessandria, De Specialibus Legibus, III, 36-37. Analogo il giudizio nella Mishnah (Sanhedrin 7,4) e nel Testamento dei dodici patriarchi del II secolo a.C.

[NOTA 15] www.zenit.org, articolo “Bibbia e omosessualità” del 24/01/2009.

[NOTA 16] “Secondo natura, bisessualità nel mondo antico” (Rizzoli, 1988)

[NOTA 16bis] L'omosessualità nell'Antico Testamento, ne L'Osservatore Romano, 8-3-1997.

[NOTA 17] www.zenit.org, articolo “I riferimenti all’omosessualità nella Bibbia e la posizione della Chiesa” del 26/06/2007.

[NOTA 18] Himbaza – Schenker – Edart, L’omosessualità nella Bibbia, trad. M.Zappella, San Paolo 2007, pag. 59.

[NOTA 19] Il Corriere del Ticino, articolo “Bibbia, ignoranza e omosessualità” del 09/01/2009.

[NOTA 19bis] Omosessualità e Nuovo Testamento, ne L'Osservatore Romano, 8-3-1997.

[NOTA 19ter] Dictionary on Paul and His Letters, a cura di G.F. Hawthorne e R.P. Martin, Inter-Varsity Press, Downers Grove-Leicester 1993, p. 414.

[NOTA 20] Himbaza – Schenker – Edart, L’omosessualità nella Bibbia, trad. M.Zappella, San Paolo 2007, pag. 101.

[NOTA 21] ibidem, pag. 105.

[NOTA 22] ibidem, pag. 106, 107.